Di Maio e la "Camera di servizio"

Di Maio e la "Camera di servizio"

Di Maio e la “Camera di servizio”

 In questi giorni concitati il cittadino Luigi Di Maio, capo politico del M5St, ha lasciato intravedere più volte la tuta mimetica sotto la grisaglia e come nella fiaba del lupo e dei sette capretti l'ululato ha coperto la voce moderata e la zampa infarinata non ha nascosto gli artigli. Così abbiamo appreso che chi non asseconda i "portavoce dei cittadini" è "traditore del popolo" e che se i 5St non riescono a trovare i numeri per formare una maggioranza parlamentare non avremo a che fare con una loro sconfitta politica bensì con un fallimento della democrazia rappresentativa che andrà sostituita con non si sa che cosa. Poi nel pomeriggio di martedì, 8 di maggio, con via del Tritone ancora bloccata dal relitto del bus esploso e bruciato, emblematico segno della previdenza e capacità amministrativa delle penta-stellata giunta capitolina, l'on. Di Maio ci ha fornito un saggio della sua concezione (proprietaria) delle Istituzioni democratiche toccando uno dei temi preferiti del Movimento: i vitalizi. Allentando la cravatta, slacciando qualche bottone della camicia e mettendo in mostra la tuta mimetica il "portavoce" Di Maio, alludendo all'istruttoria in corso condotta dal fido cittadino-portavoce, on. Riccardo Fraccaro, sui vitalizi ha detto: “Se li aboliamo abbiamo segnato un primo punto che dimostra che a noi basta avere un ruolo amministrativo come quello di Presidente della Camera per abolire i privilegi.” Sorvoliamo sul merito: i vitalizi sono già stati aboliti, si parla in realtà di ricalcolo retroattivo dei vitalizi del passato, l'istruttoria in corso è più complessa e controversa del previsto, i risparmi annui ipotizzati sono meno della metà di quelli propagandati (il 5% di quanto costerebbero le elezioni anticipate richieste a gran voce dal capo politico penta-stellato). Ecco, sorvoliamo su tutto questo e chiediamoci: che cosa ci dice la frase di Di Maio? Risposta: due cose poco tranquillizzanti. La prima è che il capo politico del M5St considera il Presidente della Camera come "cosa sua", uno strumento al servizio degli obiettivi del Movimento e non il titolare della terza carica dello Stato, garante del buon funzionamento del più rappresentativo dei due rami del parlamento, custode e presidio delle regole alle quali è tenuto per primo ad attenersi, con il dovere di rendere conto alla propria coscienza e alla Costituzione e non al cittadino Di Maio. La seconda cosa è che Di Maio confonde il Presidente della Camera con il suo Segretario Generale, attribuendo al primo un riduttivo ruolo "amministrativo" che è n realtà del secondo. Una svista? Certo le due cose nn dovrebbero fare piacere all'on. Roberto Fico che non è, o non dovrebbe essere, il Presidente di una "Camera di servizio" del M5St nè il titolare di un ruolo esecutivo, ancorchè apicale, di tipo "amministrativo". O no?

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