La demagogia ha un prezzo: Camere sottomesse - di Mario Barbi, ex-deputato

La demagogia ha un prezzo: Camere sottomesse -  di Mario Barbi,  ex-deputato

La demagogia ha un prezzo: Camere sottomesse – di Mario Barbi, ex-deputato

Nel linguaggio c'è (quasi) tutto: dare "qualcosa in pasto alla fame di misure popolari" (Polito), "non c'è scampo" (Di Maio). Nelle parole c'è l'indifferenza per il "cibo" da sacrificare alla fame del "popolo" e il disprezzo per i "privilegiati" da schiacciare. Purtroppo i numeri questa volta sono tutti dalla parte dei "rivoluzionari". I 5St non apriranno il parlamento come una scatoletta di sardine ma lo ridurranno a una tribuna di demagoghi i cui componenti dovranno giustificarsi di farne parte facendo voto di povertà (e obbedienza) e dichiarandosi mero strumento della volontà dei cittadini: la missione dei nuovi parlamentari sarà quella di dimostrare l'obsolescenza del parlamento e di promuoverne il superamento. L'idea ormai corrente che la funzione parlamentare sia banale e fungibile, quando non sia portatrice di interessi sospetti e indicibili, è la strada maestra su cui fare correre l'anti-parlamentarismo e alimentare lo spregio della democrazia rappresentativa. Il re non è fuggito a Varennes, una coalizione anti-italiana di potenze estere ancora non si indovina, ma i M5S si comportano con l'assemblea come i giacobini con la prima fase della Convenzione: la dominano. I seguaci di Rousseau avevano già dimostrato di avere conquistato l'egemonia culturale della Camera nel luglio del 2017, quando si votò in assemblea il ddl-Richetti. Ora potranno dispiegare quella egemonia. Il "re" a cui faranno il processo non sarà l'infido Borbone imparentato all'odiata Austria, ma la "classe politica" del passato, cui verrà sommariamente e semplicisticamente imputato tutto ciò che non va nel paese. Prendersela con chi non ha più cariche e incarichi è più facile che estendere l'analisi (e il "processo") sulle manchevolezze (vere e reali) all'intera classe dirigente italiana (privata e pubblica, economica e burocratica, finanziaria e giurisdizionale) e all'intera società (sede non solo di virtù, ma anche di vizi). La "testa" da offrire ai cittadini, virtuosi ed esigenti per definizione, è quella dei "vitalizi", ovviamente: l'odiato privilegio, la quintessenza dello "ancien regime" dei nostri tempi. L'analogia è volutamente forzata ed esagerata, ma non priva di fondamento: l'"abolizione" dei vitalizi (o più precisamente il loro ricalcolo con effetto retroattivo) è una misura "rivoluzionaria" così come la saldatura tra maggioranza relativa dell'assemblea e popolo che legittima la misura "rivoluzionaria" e innesca così un dispositivo di arbitrio e discrezionalità. Stupisce come l'opinione pubblica (quella che dovrebbe essere savia e indipendente, critica e disinteressata) non colga il carattere "rivoluzionario" della misura che si annuncia e non veda come essa mini alla radice la fiducia nello stato e la certezza del diritto. Il Parlamento, che dello stato democratico è cuore pulsante e fonte di ogni legge, si appresta a rompere una promessa che aveva fatto ai suoi ex-componenti. Non solo non si vergogna di agire unilateralmente stracciando un contratto di cui era parte (la parte più forte), ma anzi se ne vanta sostenendo che la revisione unilaterale del contratto è un atto di giustizia e la tardiva archiviazione di un inaccettabile privilegio. L'unica verità che conta in questa storia è che un contratto viene stracciato e viene stracciato dallo Stato: le motivazioni non contano. Oggi i cittadini, virtuosi ed esigenti (ovviamente), applaudono. Chi dissente, anche in parlamento, sarà spinto a tacere per non incorrere nella disapprovazione popolare. Che cosa succederà quando altre promesse e altri contratti verranno rivisti per iniziativa dei portavoce dei cittadini? Quando altre "teste" verranno date in pasto alla fame popolare, quando non ci sarà scampo per altre categorie: risparmiatori, pensionati, concessionari, creditori? Mi chiedo se in questo nostro povero paese non ci siano tra direttori di giornali, magistrati e ed ex-magistrati, grand-commis in carica e a riposo delle due Camere e dello Stato, costituzionalisti, gente di impresa e di finanza, non ci siano, dicevo, 100, 50 o almeno 10 sagge personalità disinteressate e disposte ad alzare la voce e a mettere in guardia il popolo affamato dal rischio di essere saziato con un cibo che potrebbe andargli molto, ma molto di traverso... Alzare la voce contro i demagoghi in modo disinteressato e indipendente sarebbe il minimo: non in alternativa all'impiego di ogni altro mezzo legale e lecito per resistere alla "giustizia" fatta con "ingiustizia", ma in aggiunta.

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