La “doppia morale” del prof. Tito Boeri

La “doppia morale” del prof. Tito Boeri

La “doppia morale” del prof. Tito Boeri

Da quando è presidente dell’Inps, ormai sono quattro anni, il prof. Tito Boeri, non cessa di fustigare il lassismo previdenziale degli italiani e di denunciare le categorie di pensionati "privilegiati", a partire da quella dei parlamentari.

Scopriamo ora che abbiamo a che fare con un moralizzatore con una doppia morale. E che ha una situazione previdenziale simile a quella di molti parlamentari.

Lo scopriamo da una polemica con Carlo Giovanardi, ex-parlamentare ed ex-ministro (questi i link: https://www.loccidentale.it/articoli/146665/il-presidente-dellinps-e-i-suoi-privilegi-veri - https://www.loccidentale.it/articoli/146668/botta-e-risposta-tra-boeri-e-giovanardi-chi-di-privilegio-ferisce-di-privilegio )

Boeri è presidente dell’Inps e professore universitario in aspettativa dell’Università Bocconi.

Come presidente Inps riceve un’indennità di circa 103.000 euro l’anno (poco meno dell’indennità parlamentare) e su questi emolumenti matura un assegno previdenziale (come un “vitalizio” post-riforma 2012) risultante dai contributi da lui versati e da quelli versati dal “datore di lavoro” (come succede ai parlamentari, salvo che i contributi “datoriali” non appaiono nella contabilità delle Camere).

Come professore universitario in aspettativa, Boeri matura poi una normale pensione professionale in quanto mantiene la continuità contributiva versando la sua quota (come fanno i parlamentari in aspettativa, che prima dell’elezione erano lavoratori dipendenti) a cui si aggiunge la quota datoriale versata dall’Università (per i parlamentari in aspettativa la quota datoriale è “figurativa”, vale a dire a carico dell’Inps, ovvero dei contribuenti).

Il risultato è che il prof. Boeri, come molti parlamentari, matura il diritto a due pensioni: una professionale e l’altra da ex-presidente dell’Inps.

Sostiene Boeri (pardon, non Boeri bensì la portavoce del Presidente dell’Inps, il quale, nella sua Maestà, non si degna di rispondere direttamente a Giovanardi); dicevamo, sostiene Boeri che i casi non sono comparabili perché (1) la Bocconi (ente privato) versa i contributi datoriali di tasca propria senza oneri per il contribuente e (2) lo fa per scelta perché un suo dipendente, svolgendo la rilevante funzione pubblica di presidente dell’Inps, dà prestigio all’Università.

In realtà, il primo argomento è inesatto e il secondo porta acqua al mulino dei parlamentari. Perché?

Perché (1) la Bocconi non si finanzia soltanto con donazioni e rette degli studenti, ma anche con contributi pubblici (10 milioni di euro dal Miur nel 2017, per es.) e quindi si può dire che anche i contribuenti concorrono pro-quota al versamento dei contributi previdenziali datoriali che consentono al prof. Boeri di maturare la sua meritata pensione professionale.

Perché (2) non si capisce per quale ragione il versamento di contributi previdenziali che sarebbe giustificato e conveniente per la Bocconi nel caso del prof. Boeri (tecnico di vaglia, nominato dal governo a un incarico pubblico) sia invece disdicevole e sconveniente per la Repubblica Italiana nel caso del versamento di contributi figurativi a coloro che rappresentano la Nazione (945 eletti per circa 60 milioni di cittadini). Forse perché questi 945 eletti al Parlamento “valgono” meno del prof. Boeri o forse perché non deve considerarsi “pregevole” (come sarebbe il caso del prof. Boeri per la Bocconi), e degno di tutela e di riconoscimento, il fatto che un cittadino dedichi una parte della propria esistenza al proprio Paese e si assuma la responsabilità di esserne co-legislatore?

A noi sembra che il Presidente dell’Inps, prof. Boeri, sia un po’ presuntuoso e che argomenti in modo causidico e specioso.

E ci sembra anche che il Prof. Boeri denunci “privilegi” che tali non sono e che rimproveri ad altri ciò che trova giusto per sé stesso. Ah, che dire? Brutta bestia il “privilegio”! E’ che il “privilegio” del vicino sembra sempre più “odioso” del nostro. Non è vero?

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